Crisi Finanziaria

Blog dedicato ai temi della crisi finanziaria in Italia

domenica 19 febbraio 2012

Mediobanca chiude in utile il semestre luglio-dicembre

Mediobanca, l'istituto bancario guidato da Alberto Nagel, Renato Pagliaro e Francesco Saverio Vinci, chiude in utile il semestre luglio-dicembre.
Per il consenso degli analisti l'utile netto sarà di 7 milioni.
I dati dei primi sei mesi dell'esercizio 2011-12, che verranno approvati dall'esecutivo, dal cda e dal patto di sindacato dei soci mercoledì prossimo, potrebbero addirittura essere migliori delle previsioni.
Le maggiori soddisfazioni arrivano dall'estero e dal credito al consumo, confermando la bontà della diversificazione. Mentre il focus resta anche puntato sulla riduzione dei costi.
Questo è quanto riporta oggi il Giornale.

lunedì 30 gennaio 2012

Francesco Perilli

Francesco Perilli è Amministratore Delegato di EquitaSim, la banca d'investimento ex Euromobiliare.

Ex Ufficiale di Marina, laureato con lode in Bocconi, Francesco Perilli si specializza alla New York University.
Dal 1985 lavora in EquitaSim e seguie la trasformazione dalla ex Euromobiliare Sim.

Francesco Perilli è anche membro della commissione direttiva di Assosim, dal 1994, ed stato membro dell’ultimo comitato direttivo di Borsa Italiana, da aprile 1996 a dicembre 1997, prima della privatizzazione.

Ha un suo sito personale, www.francescoperilli.com dove oltre al suo curriculum si trovano una rassegna stampa e una raccolta di comunicati.
Il sito della società che dirige, EquitaSim, è invece www.equitasim.it.

venerdì 20 gennaio 2012

Mediobanca torna in cabina di regia con Renato Pagliaro e Alberto Nagel

È il momento dei tecnici: a Roma il Governo dei professori, a Mediobanca il governo dei banker. Mediobanca è tornata a essere uno snodo centrale nel riassetto del capitalismo nostrano: è particolare che, per merito o eredità, nel susseguirsi di operazioni destinate a modificare la geografia della finanza italiana, negli ultimi tempi si sia sempre ritrovata a centro campo.
La terza generazione manageriale guidata dal presidente Renato Pagliaro e dall'ad Alberto Nagel ha dato però un'impronta nuova alla regia delle operazioni dell'istituto. Sotto l'egida di Enrico Cuccia, il ruolo di cassa di compensazione del capitalismo nostrano si era riflesso nella complessa ragnatela di partecipazioni incrociate che tutt'oggi in parte resiste. Nella stagione di Cesare Geronzi, l'expertise professionale della banca aveva dovuto in qualche modo fare i conti con il capitalismo di relazioni di cui l'ex presidente era gran maestro.
Il passato è passato, ma l'eredità va gestita. La partita aperta del momento – quella di FonSai – era iniziata con Mediobanca sotto scacco. Titolare di un'esposizione da oltre 1 miliardo nei confronti della compagnia – frutto di un prestito senior concesso nel 2003 dall'allora ad Vincenzo Maranghi – l'istituto era stato relegato allo scomodo ruolo di spettatore al tentativo di riassetto centrato sull'ingresso di Groupama nella holding Premafin. La sorprendente evoluzione della vicenda, dopo l'approdo alla direzione generale di FonSai di Piergiorgio Peluso (proveniente da UniCredit, ma con un trascorso nel team di Mediobanca), ha visto invece Mediobanca nel ruolo di pivot con una soluzione assicurativa – l'aggregazione con Unipol – che, per materializzarsi, ha comunque dovuto districarsi tra i vincoli del contesto. Chiaro che per la compagnia delle coop rosse puntare direttamente su FonSai, ignorando Premafin, avrebbe consentito un minor dispendio di energie e di quattrini. Ma senza passare dal salvataggio della holding dei Ligresti, l'operazione non si sarebbe mai concretizzata, visto che UniCredit, azionista obbligato di FonSai con il 6,6% rilevato con l'ultimo aumento di capitale, è esposta consistentemente anche sulla filiera non quotata a monte.
Anche su Edison era iniziata male. Qui si risale indietro di un decennio, ai tempi in cui la scalata Fiat-Edf a Montedison aveva sottratto all'istituto una provincia rilevante dell'impero. Mediobanca era poi rientrata in gioco, con tutt'altro ruolo che quello del "padrone", in appoggio alla cordata italiana che ha tentato il condominio con i francesi nell'attività dell'energia sulla quale si era rifocalizzato il gruppo di Foro Buonaparte. Il compromesso sulla spartizione di Edison tra Edf e le municipalizzate capeggiate da A2A non porta però la firma di Mediobanca, che si è limitata a sottoscrivere la soluzione condotta in porto da Corrado Passera, già in veste di ministro dello Sviluppo economico.
C'è poi il capitolo delle ricapitalizzazioni del credito. Mediobanca si è assunta rischi da capogiro garantendo l'infornata di aumenti di Ubi, Banco Popolare, Mps, Bpm, fino ad arrivare a UniCredit, dove il suo pro-quota, col cappello di co-global coordinator, è di 750 milioni tondi. Ma dove l'intervento dei "tecnici" di Mediobanca è stato davvero di rottura è nella messa in sicurezza della Popolare di Milano, che non avrebbe potuto raccogliere 800 milioni sul mercato senza una svolta nella governance, posta come pregiudiziale dall'istituto guidato da Alberto Nagel per garantire il 30% dell'inoptato. Così, concordando i passi con la Banca d'Italia, si è arrivati al sistema duale e alla consegna delle leve operative a Piero Montani, un manager che proprio Mediobanca anni fa aveva sponsorizzato per l'operazione di risanamento della Popolare di Novara sfociata nelle nozze con la Verona. Anche in Mps è approdato, fresco di nomina, un manager in ottimi rapporti con la premiata ditta, Fabrizio Viola (ex Bper ed ex Bpm). Mediobanca - che ha curato l'ultima ricapitalizzazione da 2,15 miliardi del Monte, ha partecipato al finanziamento da 600 milioni per consentire alla Fondazione di seguire l'aumento e ancor prima aveva confezionato l'operazione dei bond Freshes – probabilmente avrà un ruolo anche nella ristrutturazione della banca tesa a evitare l'ulteriore maxi-aumento suggerito dall'Eba che polverizzerebbe il controllo dell'Ente.
Dalla finanza alla governance, il confine qualche volta è labile. Dall'aggiustamento soft su Telecom con la presidenza esecutiva affidata a Franco Bernabè, a quello clamoroso su Generali sfociato nelle dimissioni di Geronzi. Prossimo test Rcs (che in primavera rinnova il board), dove già la Mediobanca della terza generazione si è fatta promotrice del riassetto che riconsegnato centralità, anche rispetto al patto, al cda della holding, con l'abolizione del consiglio della Quotidiani in formato grandi soci.
(da Il Sole 24 Ore)

martedì 10 gennaio 2012

Sos usura: 190mila imprese chiuse per debiti

L'usura continua a crescere e, complice la crisi economica, sta conoscendo un vero e proprio boom. Sono 10mila le imprese che in tre anni, dal 2008 al 2011, hanno chiuso i battenti per debiti o usura. A lanciare l'allarme è Sos Impresa e Confesercenti nel XIII rapporto "Le mani della criminalità sulle imprese".

L'indebitamento delle imprese ha raggiunto i 180mila euro, quasi raddoppiandosi nell'ultimo decennio. Anche i fallimenti sono cresciuti vorticosamente: +16,6% nel 2008 e +26,6% nel 2009. Allarmanti, poi, i dati del 2010 riferiti al primo trimestre con fallimenti in crescita del 46%. Tradotto in numeri questo significa che 3.226 aziende hanno fatto ricorso alle procedure fallimentari, con un trend che farà superare abbondantemente le 12mila chiusure. Sono 200mila, in sostanza, i commercianti coinvolti in rapporti con l'usura, ma le posizioni debitorie vanno stimate inoltre 600mila unità. E con la crisi è aumentato il numero degli usurai che oggi sono passati da circa 25mila a oltre 40mila.

Quanto all'identikit della vittima dell'usura, il fenomeno colpisce solitamente commercianti che operano nel dettaglio tradizionale, come alimentaristi, gestori di negozi di abbigliamento e calzature, fiorai. Sono queste "le categorie che - rileva il rapporto - oggi pagano, più di ogni altro comparto, il prezzo della crisi.

Da segnalare, infine, l'ingresso della criminalità organizzata, soprattuto della camorra, nell'attività usuraia. Secondo il rapporto "molti boss non considerano più spregevole tale attività, anzi il titolo di usuraio mafioso si inserisce compiutamente in quell'economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata. Le operazioni censite che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate in tre anni del 52,5%.
(da TMnews)

giovedì 5 gennaio 2012

Allarme disoccupazione in Italia

Secondo l'ISTAT la disoccupazione è all'8,6%, quella giovanile al 30,1%, il tasso più alto dal 2004.
Al Sud la disoccupazioni delle giovani donne è del 39%, con 4 ragazze su 10 che non lavorano.

Cito da Il Fatto Quotidiano:
"Mai così tanti senza lavoro tra i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a novembre è al 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. E’ il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Complessivamente il tasso di disoccupazione a novembre è all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. A novembre 2011 gli occupati sono 22 milioni e 906 mila, in diminuzione dello 0,1% (-28 mila unita’) rispetto a ottobre. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente l’occupazione diminuisce dello 0,3% (-67 mila unità. Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,2 punti in termini tendenziali."

E in queste statistiche non si parla della disoccupazione senile...

martedì 3 gennaio 2012

Spagna: la disoccupazione cresce ancora

La Spagna ha quattro milioni e 400 mila disoccupati. E’ la cifra più alta dall’inizio della crisi, nel 2008, pari al 21,52% della popolazione. Il 45,8% dei giovani tra i 16 e i 24 anni sono senza lavoro. I dati, registrati a fine dicembre dall’Istituto Nazionale di Statistica, fotografano una situazione peggiore rispetto al 2010. E’ confermato l’ulteriore deterioramento dell’economia spagnola, che stando agli esperti scivolerà nuovamente in recessione.

A Madrid e Murcia sono già iniziati i saldi. Quest’anno ci si attende un aumento delle vendite. Sentiamo perché dal Presidente della Federazione Indipendente dei Consumatori:
“Non è che la situazione economica sia migliorata, è solo che tutti hanno aspettato i saldi per comprare ciò di cui avevano bisogno”.

Rilanciare l’impiego e l’economia è tra gli obiettivi del nuovo governo conservatore di Mariano Rajoy, entrato in funzione il 22 dicembre.

In settimana sarà proposta una nuova riforma del lavoro, mentre il piano di rigore sfiora i nove miliardi di euro. Tra le ricette, aumentare le imposte.
(da Euronews)

mercoledì 14 dicembre 2011

Francesco Saverio Vinci

Francesco Saverio Vinci è Direttore Generale di Mediobanca e Vice-Presidente del Comitato Esecutivo.

Nato a Milano il 10 novembre 1962, Vinci è sposato e ha 2 figli. Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1981, si è laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi, nel 1987.

Francesco Saverio Vinci ha iniziato a lavorare in Mediobanca nel 1987, ricoprendo incarichi di sempre maggiore responsabilità:
- Direttore Centrale dell’Area Mercati Finanziari dal 2000,
- Vice Direttore Generale dal marzo 2006,
- Componente del Consiglio di Gestione dal luglio 2007,
- Componente del CdA e Membro del Comitato Esecutivo dall’ottobre 2008,
- Direttore Generale e Vice Presidente del Comitato Esecutivo dal maggio 2010.

Attualmente Francesco Saverio Vinci è anche Vice Presidente di Mediobanca Securities USA LLC e membro del CdA di Assicurazioni Generali, Banca Esperia, Compagnie Monégasque de Banque, Perseo S.p.A. e Italmobiliare S.p.A.

martedì 13 dicembre 2011

Alberto Nagel

Alberto Nagel (Milano, 7 giugno 1965) è Amministratore Delegato di Mediobanca e Vicepresidente di Assicurazioni Generali.

Dopo avere conseguito la maturità classica nel 1984 presso l'Istituto Leone XIII, Alberto Nagel si è iscritto a Economia Aziendale all'Università Bocconi di Milano, dove si è laureato nel 1990.

Assunto in Mediobanca il 2 aprile 1991, Alberto Nagel vi ha svolto l'intera carriera con crescenti responsabilità:
  • nel 1991 ha iniziato a lavorare presso il Servizio Finanziario,
  • poi è passato al Segretariato generale del quale è diventato Responsabile nel 1997,
  • con l'evoluzione della struttura Organizzativa di Mediobanca, ha poi assunto la Responsabilità della Divisione Investment Banking,
  • il primo aprile 1995 è stato nominato Funzionario,
  • il primo febbraio 1998 Direttore Centrale,
  • il 12 aprile 2002 Vice Direttore generale,
  • il 14 aprile 2003 Direttore generale,
  • nel luglio 2007 Consigliere Delegato,
  • nell'ottobre 2008 Amministratore Delegato.
Alberto Nagel è inoltre stato Sindaco delle Assicurazioni Generali negli anni compresi fra il 1996 ed il 2004, anno in cui è diventato Amministratore della stessa.
Nel 2010 è stato nominato vicepresidente di Assicurazioni Generali.
Dal luglio 2000 è Consigliere di Amministrazione di Banca Esperia.
È inolte Consigliere di Amministrazione dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI).

martedì 1 novembre 2011

Andrea Cingoli: La crisi? Nessun impatto negativo sul wealth management

Secondo Andrea Cingoli, l'amministratore delegato di Banca Esperia, l'impatto della crisi finanziaria mondiale sull'attività di wealth management, di gestione patrimoniale, sarebbe molto limitato:
«Per quanto riguarda la gestione degli investimenti - ha spiegato Andrea Cingoli in un'intervista al Resto del Carlino - non ci sono state forti variazioni strettamente legate alla crisi finanziaria mondiali. Il punto di equilibrio è sempre quello tra ricerca del rendimento e rischio. Crisi o non crisi il nostro modo di operare dedica una buona parte del rapporto con il cliente, soprattutto all'inizio, all'individuazione del profilo di investitore che abbiamo davanti. Un aspetto, però, è cambiato: la crisi ha reso evidenti a tutti che non esiste un settore no-risk, nessuna attività può essere considerata a rischio zero».

domenica 30 ottobre 2011

Mediobanca tiene testa alla crisi: utili per 57 milioni

Mediobanca sembra anzi fiduciosa che il momento possa essere propizio per muoversi ed esorta così l'importante partecipata Telecom Italia a fare acquisizioni. «La valorizzazione va fatta per via ordinaria, ma anche straordinaria - dice al riguardo il numero uno di Mediobanca Alberto Nagel -. È un tema importante, condiviso da tutti i soci Telco, ma va rimesso all'ad di Telecom e non prioritariamente ai soci». Sulla partita per l'elezione del rappresentante delle minoranze alla fine non incide il recente tema del collegamento tra i due soci della banca, Cariverona e Unicredit: anche senza il voto di Verona risulta comunque eletto il candidato portato dalle fondazioni, il presidente Carisbo Fabio Roversi Monaco, che vince il testa a testa con il candidato dei fondi, l'economista Francesco Giavazzi. Assogestioni si deve accontentare così di piazzare il suo candidato Natale Freddi alla presidenza del collegio sindacale. Dal Cda appena insediato, per lo più in riconferma di quello uscente, oltre all'intera conferma dell'assetto di vertice emerge anche il nuovo comitato nomine, l'organismo della banca che decide sui vertici delle partecipazioni strategiche: Generali, Telecom e Rcs MediaGroup. Per la prima volta, con il cambio di governance deciso a luglio e approvato con il nuovo statuto varato dall'assemblea, l'organismo non risulta più espressione delle tre anime del patto (banche, soci industriali ed esteri), ma ai tre nomi interni (Renato Pagliaro, Alberto Nagel e Francesco Saverio Vinci) si affiancheranno due indipendenti: Angelo Casò (presidente del patto) ed Elisabetta Magistretti. Tornando ai risultati, nel primo trimestre dell'esercizio 2011-2012 Mediobanca ha registrato utili per 57 milioni e in flessione del 55% rispetto allo scorso anno. Soffrono invece gli indicatori dipendenti dal mercato, i proventi da negoziazione passano da 79,7 milioni a un dato negativo per 12 milioni. L'istituto opera un'ulteriore rettifica su titoli di Stato greci per 44,5 milioni, che allinea il valore al 50% del nominale.
(da Il Tempo di ieri)