lunedì 4 marzo 2013

Svizzera: agli stipendi dei manager viene messo un tetto

La Stampa: con un referendum i cittadini hanno deciso di porre un freno alle retribuzioni milionarie dei dirigenti di banche e aziende

Il referendum contro i megastipendi e i bonus milionari ha stravinto. Indignati dall’avidità di top manager che hanno incassato somme astronomiche, gli svizzeri hanno oggi lanciato un segnale chiarissimo sostenendo con uno storico 67,9% % di voti l’iniziativa popolare lanciata da un piccolo imprenditore per porre un freno alle «retribuzioni abusive» e vietare liquidazioni e paracaduti dorati per i vertici delle aziende quotate in borsa.
«Sono orgoglioso del popolo elvetico. È stata una bella dimostrazione di democrazia. Una vittoria contro avversari potenti che hanno paventato terribili conseguenze economiche e occupazionali con campagne di stampa aggressive e tendenziose», si è rallegrato stasera il «padre» del referendum, il 52enne Thomas Minder, a capo di un’impresa familiare nel cantone di Sciaffusa (nord-est) e parlamentare conservatore indipendente. Ed è vero che il chiaro verdetto delle urne è giunto al termine di una campagna intensa, che ha visto i partiti di centro destra, ma soprattutto la potente Federazione svizzera delle imprese, Economiesuisse, investire milioni per tappezzare la Svizzera con manifesti per mettere in guardia dal pericolo di licenziamenti e la morte del modello svizzero provocati da un’approvazione dell’iniziativa. Per i fautori del No, la proposta approvata oggi doterà la Svizzera «del diritto degli azionisti più restrittivo al mondo». Ma questo ed altri argomenti non hanno fatto breccia. Tutti i 26 cantoni hanno approvato l’iniziativa: un’unanimità piuttosto rara nel Paese di 8 milioni di abitanti, dove convivono lingue e culture diverse. Un vero e proprio tsunami con punte del 77,1 % nel canton Giura e che ha superato la soglia del 70%, anche a Zurigo (70,2%), capitale economica della ricca Svizzera. Il testo approvato oggi - un articolo costituzionale che dovrà essere tradotto in legge - concerne solo «le società anonime svizzere quotate in borsa» e stabilisce che spetta all’assemblea generale degli azionisti fissare gli stipendi dei vertici aziendali. Inoltre alcune remunerazioni, per esempio i controversi «paracaduti d’oro», sono vietate. E l’infrazione di tali disposizioni è sanzionata con pene detentive e pecuniarie. L’accettazione dell’iniziativa è l’espressione di un «malessere diffuso» nella popolazione, ha riconosciuto stasera il governo svizzero, promettendo di mettersi subito all’opera per applicare il nuovo articolo costituzionale.
L’esecutivo aveva respinto l’iniziativa Minder e si era schierato a favore di una controproposta sullo stesso tema. Più moderata, sarebbe entrata automaticamente in vigore nel caso in cui il referendum fosse stato respinto. Ma gli svizzeri hanno preferito mandare un messaggio senza alcuna ambiguità. 

Nessun commento:

Posta un commento